
Una delle cose che sempre più persone inizieranno a vivere nel 2026 sarà un profondo bisogno interiore di comprendere la propria missione nella vita.
Ovunque intorno a noi ci sono persone che non sono soddisfatte del proprio lavoro, ma continuano a farlo perché questo permette loro di sopravvivere, non di vivere.
Fermatevi un attimo su questa parola: sopravvivere.
Rimangono in relazioni che le svuotano, le umiliano e non le nutrono interiormente.
E quando chiedi:
“Perché non te ne vai? Perché non cambi qualcosa?”
la risposta è quasi sempre la stessa:
“Ho paura. Non ho scelta. Non ce la farò da solo.”
La verità è che una grandissima parte delle persone non si pone mai nemmeno la domanda:
Qual è la mia missione?
Perché sono qui?
Che cosa potrebbe rendermi davvero felice?
In passato, persino negli ambienti della crescita personale, le persone venivano educate a puntare sempre più in alto:
guadagnare di più,
salire nella gerarchia professionale, sociale e finanziaria,
avere una casa più grande, un’auto più costosa, vacanze più esotiche.
Ma questo Io egoico non si sazia mai.
Vuole sempre di più… e ancora di più… e ancora.
Oggi, apparentemente, siamo più liberi che mai.
Abbiamo tecnologia, opportunità, accesso all’informazione.
Eppure siamo più prigionieri che mai.
Abbiamo permesso alla paura di prendere completamente il controllo.
E la paura offusca la coscienza.
Blocca il pensiero libero.
Soffoca il coraggio di agire.
Una persona che vive nella paura è sempre sulla difensiva.
Spesso attacca anche senza essere attaccata.
Tutto nasce dalla paura.
Ho incontrato molte persone che sanno benissimo
che tipo di lavoro vorrebbero fare,
che cosa dà loro piacere,
in quale ambito sentirebbero una vera passione.
Ma quando pongo la domanda:
“Perché non lo fai?”
la risposta è quasi sempre:
“Perché questo non mi darebbe lo status sociale e finanziario a cui aspiro.”
E qui voglio fare una precisazione fondamentale.
Quando parliamo di missione di vita, non va confusa con il piacere.
Il piacere è qualcosa di personale e temporaneo.
È legato ai desideri, al corpo, alle emozioni.
Arriva… e se ne va.
La missione, invece, è legata alla felicità.
E la felicità non è mai solo individuale.
Include sempre anche gli altri.
È uno stato profondo, stabile e duraturo.
Si può provare piacere senza essere felici.
Ma non si può essere davvero felici se ciò che si fa non ha significato, se non serve, se non contribuisce.
Ed eccoci di nuovo lì:
nelle imposizioni della società,
dei genitori,
delle autorità,
di ciò che è “normalmente accettato”.
Ciò che inizia a cambiare nel 2026 è l’ingresso in un nuovo paradigma.
Sempre più persone capiranno che non è necessario inseguire titoli, ruoli e guadagni sempre maggiori per essere felici e realizzati.
Sempre più spesso le persone si chiedono:
“Qual è la mia missione?”
E sempre più spesso la risposta è:
“Voglio aiutare.”
“Voglio essere utile alla società.”
“Voglio che la vita – la mia e quella degli altri – abbia un senso.”
Sì, il 2026 è sotto il segno del numero uno: un nuovo inizio.
Ma ancora più importante è che nei prossimi anni molte persone non riusciranno più a continuare a lavorare in luoghi che non hanno nulla a che vedere con la loro missione.
Luoghi che le uccidono interiormente.
E qui nasce la domanda:
Come possiamo ascoltare la voce della nostra anima?
Quella parte di noi che sa meglio di chiunque altro perché siamo scesi in questo ruolo.
Ecco alcuni modi per aiutarci:
Primo.
Chiedete al vostro ambiente, alle persone che vi conoscono, quali sono le vostre qualità migliori.
La maggior parte di noi è estremamente critica verso se stessa e non vede – o non accetta – i propri talenti.
Siamo cresciuti sentendoci dire frasi come:
“Non montarti la testa.”
“Ma chi credi di essere?”
e abbiamo imparato a pensare che riconoscere i propri doni sia arroganza o ego.
Ma la verità è che il talento non è ego: è responsabilità.
Secondo.
Il nostro cervello attraversa diverse frequenze durante la giornata.
Il momento più potente per comunicare con l’anima è prima di addormentarsi e subito dopo il risveglio – quello stato intermedio in cui non siamo né completamente svegli né addormentati.
In quei momenti possiamo porre silenziosamente la domanda:
“Qual è la mia missione?”
Senza aspettative.
Senza tensione.
La risposta potrebbe non arrivare subito.
Può arrivare attraverso una conversazione, un video, un libro, una frase ascoltata per caso.
Serve pazienza e attenzione.
Terzo.
Fate un rituale semplice, ma molto potente.
Accendete una candela.
Mettetevi davanti a uno specchio.
Guardatevi negli occhi per almeno 10 minuti.
Gli occhi sono la finestra dell’anima.
Chiedetevi:
“Qual è la mia missione?”
“Che cosa mi rende veramente felice?”
Quando date un segnale all’anima,
lei risponde sempre.
Trova sempre un modo per farlo.
Perché quando una persona vive in sintonia con la propria missione,
irradia gioia,
le sue vibrazioni sono alte,
è empatica, comprensiva, disponibile.
E ora immaginate un mondo in cui tutti vivono così.
Ci sarebbero guerre?
Ci sarebbe fame?
Ci sarebbe violenza?
Quando sei felice, irradi felicità.
Vedi felicità.
Attrai persone felici.
Per questo, se ognuno si prende la responsabilità di creare armonia nel proprio mondo interiore,
poniamoci la domanda:
Che mondo nascerebbe allora?
